lunedì 30 maggio 2011

Vivere alla grande

Oggi nel campo della letteratura si nota una ripresa di tematiche esistenzialistiche, spesso nichilistiche, quasi sempre disilluse, mentre la situazione della psiche collettiva registra un aumento impressionante di negatività varie, che sembra indirizzare il pensiero nella direzione di una concezione pessimistica sul “male di vivere”. E’ per questo che il concetto della “difesa della vita” deve essere integrato da un corollario. Non si può parlare della difesa di una mera situazione di “sopravvivenza”. Vi è una modalità di esistenza che veramente merita di essere  perseguita, il “vivere alla grande”, dove tutte le possibilità latenti sono espresse, le persone non sono frustrate ed intristite nel vicolo cieco della monotonia, ed orizzonti senza limiti si aprono a coloro che osano inseguire grandi mete, con il successo che arride gioioso e premia gli sforzi vittoriosi indirizzati verso gli obiettivi, raggiunti, che ognuno si è posto nel suo personalissimo ed intangibile tempio privato della propria unicità. Ma, se questo è un traguardo che sembra meritare di essere raggiunto, la domanda diventa: “come” arrivarci? A questo interrogativo non esistono risposte univoche. Tuttavia, vi sono delle approssimazioni, che senza dare una certezza assoluta, offrono al lettore degli strumenti validi che poi sta ad ognuno di noi far fruttificare, puntando sulla capacità individuale di assimilare e far proprie pillole di saggezza, che digerite e passate in circolo, possono trasformarsi in un nutrimento vitale che irrora il pensiero di intuizioni sagaci e prospettive intriganti. Con riferimento a questa tematica, risulta utile illustrare le tesi di un manualetto che si intitola, proprio, “Vivere alla grande”. E’ stato scritto dall’esperto di strategia di sviluppo personale Robin S. Sharma, non è recente, visto che è stato pubblicato una dozzina di anni fa, ma presenta delle tesi a mio avviso valide ed interessanti che non sono legate al particolare momento storico in cui sono state concepite, ma hanno  una costante attualità. Il mio non è tanto un riassunto del testo, quanto una estrapolazione di concetti fondamentali. Il libro si presenta come facente parte del filone del cosiddetto “Pensiero Positivo”. Questo può dar luogo a dei fraintendimenti di partenza. In effetti una espressione di questo tipo rischia di essere percepita come uno “slogan” in cui l’elemento della “sonorità” sembra inglobare lo sforzo concettuale di comprensione, quasi che la “positività del pensiero”, in quanto tale, potesse dare chissà quali risultati taumaturgici. Così non è, una interpretazione di questo tipo conduce fuori strada, e si rende necessaria una esatta comprensione del pensiero dell’autore. Il punto –chiave è che , per ottenere dei risultati effettivi, e non puramente immaginari, non è necessaria una positività del pensiero. E’ necessaria una positività della condotta. Vediamo come questa deve essere realizzata. Il punto di partenza è una situazione personale di crisi che determina la necessità di una svolta. Diventano quindi necessari dei cambiamenti  che servano ad uscire da questa situazione di crisi. Il ruolo del pensiero nasce da un presupposto “filosofico” implicito nella visione dell’autore: noi siamo in ultima analisi, il risultato dei nostri pensieri. Più esattamente, siamo il risultato dei nostri comportamenti. Comportamenti negativi provocano risultati negativi, ed il contrario. Il ruolo del pensiero consiste nel dominare il corpo ed indurlo a seguire una prassi positiva. Per ottenere questo, è necessario sviluppare la qualità della disciplina, dalla quale si ottiene la volontà, che ne è la diretta conseguenza. Il comportamento stesso è visto come una lista di abitudini apprese. Cambiando le abitudini negative con altre positive, il risultato sarà l’acquisizione di un comportamento pratico orientato al successo. “Seminate un pensiero, raccogliete un’azione, seminate un’azione,raccogliete un’abitudine, seminate un’abitudine,raccogliete un carattere, seminate un carattere, raccogliete un destino”.  Non è necessario partire con grandi cambiamenti. L’essenziale è partire, è necessario modificarsi a livello di atteggiamenti, di esercizio fisico( cominciare a farlo regolarmente, dà energia), di alimentazione ( dare la prevalenza al consumo di cibi “vivi” e freschi, frutta, verdura e cereali), di abitudini negative (tramite il controllo mentale del corpo, trasformare abitudini negative in positive). Ottenuto questo, è necessario stilare un preciso progetto esistenziale con obiettivi ben definiti, senza i quali la persona è come un battello nel mare, sbattuto qua e là dalle onde. Se non si ha un proprio progetto, saranno gli altri a pensare per noi. Infine, è necessario considerare psicologicamente un ostacolo come una opportunità, e scegliere la serie di azioni che porteranno dove  si vuole andare. La felicità non è una destinazione, ma un modo per viaggiare lungo il cammino della vita, il raggiungimento progressivo degli obiettivi che ci si è posti assicura il conseguimento di questa situazione psichica. Questo è anche il momento in cui l’esistenza abbandona lo stato ordinario, per arrivare a quello stato straordinario alla quale in realtà appartiene. Questo, molto in sintesi, è il pensiero di Robin Sharma. Si tratta di una visione importante, perché dimostra che la libertà è il frutto della autodisciplina e dell’autocontrollo, e non di un caotico susseguirsi di suggestioni dell’attimo, che al contrario porta ad una nuova schiavitù. Dirigere la propria vita sino a creare il proprio destino: non si tratta di un obiettivo per geni solitari, ma di una possibilità alla portata di chiunque, con serietà, sforzo e determinazione, intenda muovere in questa direzione. Concludendo, bisogna anche considerare il momento che stiamo vivendo, che è di “crisi”. Il punto fondamentale da comprendere in questo processo è che tutto ciò che sta andando in crisi è destinato a dissolversi. Quindi è inutile aggrapparsi al passato. La “crisi” è un momento eccezionale che ha bisogno di persone eccezionali che lo affrontino. Per i mediocri c’è sempre meno spazio, e questo sviluppo continuerà e si espanderà nel futuro. Diventare una persona eccezionale non è un optional. E’ un obbligo.
                                                                                         Marzio Carlotto

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