Incontro con un Nuovo Autore

Il mondo dell’editoria, vasto e frastagliato come le isole della Micronesia, riserva sorprese infinite a colui che desidera scrutarne gli anfratti e i recessi. Un esempio è la Casa Editrice tgbook, poco conosciuta, che ha pubblicato il libro “Il Vento della Luna”, scritto da Daniele Monte, e presentato alla libreria Edison sabato 7 maggio. Daniele Monte è nato a Pordenone e vive a Porcia (PN). Lavora come I.T.C. Junior Manager presso una media azienda. Il Vento della Luna è il suo primo romanzo. Per coloro che desiderano conoscere il catalogo, digitare www.tgbook.it. Il testo, distribuito su 400 pagine, dispone di un prologo, di un epilogo e di tre capitoli intermedi, necessariamente lunghi. La caratteristica del romanzo è che la trama figurerebbe bene all’interno della famosa collana di spionaggio “Segretissimo” di Mondadori. Narra le vicende di Massimo Giusti, uomo normale, che si trova catapultato, tramite il rapporto con un’avventuriera, all’interno di un oscuro complotto internazionale che egli tenta di ostacolare, attraverso vicende svolgentesi tra Berlino, Parigi e Roma, fino al deserto irakeno. Si tratta, dunque, di quello che fino a qualche anno fa si sarebbe definito un romanzo di fiction, e che, oggi, invece, non si sa esattamente come definire. Le ultime cronache dei giornali non mostrano forse che determinate vicende, assolutamente reali, nel loro sviluppo si svolgono con una meccanica da spy-story? L’opera di Daniele Monte si pone quasi come un segnale di come determinate prospettive razionali comincino ad evaporare anche nella “realtà” con cui abbiamo concretamente a che fare, che mostra una tendenza ad aprirsi alla direzione dell’avventura, in una direzione dai risvolti, per definizione, imprevedibili. Il fatto che la vicenda narrata sia ,oggi, se non vera, quantomeno verosimile, dice molto su un processo in corso nel quale sta entrando nella storia, e quindi anche nelle nostre vite, la dimensione dell’incertezza e dell’insicurezza. Inoltre, visto che il protagonista della storia non è un professionista del rischio, ma una persona comune, viene esposto come questa particolare forma mentis cominci a penetrare nella società ed a farsi , in modo strisciante, mentalità “condivisa” ed in un certo senso, paradossalmente, “normale”, visto che essa tocca, in modo diretto od indiretto, ciascuno di noi. In quest’ultima prospettiva, il romanzo rappresenta, anche, una sorta di campanello d’allarme.
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