
L’avvento dell’euro è stato veramente un fenomeno positivo, come presentato e magnificato ? A distanza di tempo crescono i dubbi e le perplessità. Ne è un esempio il libro dell’economista romano Antonio Maria Rinaldi, “Il fallimento dell’euro?”, un istant book che fotografa in modo esemplare, rigoroso ma semplice, chiaro ed accessibile, le conseguenze di una decisione che, invece di benefici, sembra apportare un numero crescente di difficoltà e di problemi all’economia italiana. L’autore dimostra per prima cosa l’esistenza di un preoccupante, diffuso livello di incompetenza tecnica all’interno della classe politica, intesa non in termini partitici, ma proprio come categoria di persone che si occupa professionalmente di politica. In sostanza, il livello medio dei rappresentanti italiani a Bruxelles, che trattano di rilevanti questioni nazionali, risulta non episodicamente,ma sistematicamente al disotto dello standard minimo consentito, con il risultato di una incapacità cronica di difendere persino elementari interessi nazionali, ed un conseguente scadimento della nostra immagine all’estero. Il punto chiave nell’analisi di Rinaldi è una valutazione negativa dei parametri di adesione del trattato di Maastricht, che hanno portato al taglio della spesa sociale e penalizzato le fasce della popolazione più deboli, provocando anche un inasprimento della pressione fiscale. Queste condizioni sono state accettate supinamente ed i negoziatori italiani non hanno valere gli interessi dell’Italia. Inoltre, e questo è un punto-chiave, Rinaldi attribuisce proprio all’euro la mancata crescita economica dell’Italia. Questo partendo dalla considerazione che i paesi dell’Unione Europea che non adottano l’euro hanno avuto un tasso di crescita superiore a quello dei paesi, sempre dell’Unione Europea, che utilizzano l’euro: dimostrando così che i benefici dell’adesione all’Europa non consistono nel fatto di avere la stessa moneta, ma in quello di far parte di un mercato comune di libero scambio. A questo punto , si pone il quesito se sia conveniente rimanere nella moneta unica, oppure no. L’autore sembra propendere per il no, e che sia necessario come minimo rinegoziare i parametri di adesione al Trattato di Maastricht. La sua conclusione, infatti, è che l’Euro, allo stato attuale dei fatti, sia non una moneta europea, ma Franco – Tedesca, e per di più costruita al fine di favorire speculazioni finanziarie più che investimenti produttivi, anche per la politica della Banca Centrale Europea, che non controlla le banche nella loro inclinazione a destinare denaro per operazioni speculative fini a sé stesse, che non producono crescita economica effettiva. La revisione dei parametri di Maastricht passa per una revisione dei rapporti di forza a livello Europeo. Questo, oggi è il vero compito dei politici.
Marzio Carlotto.
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